Acclimatarsi
Stamattina ero in metro sulla 12 e guardavo il grafico delle fermate, che è una linea retta coi pallini, un pallino per ogni fermata e qualcuno ci aveva attaccato davanti un adesivo a forma di pacman, un pacman che era lì lì per mangiarsi tutti i pallini della metro, e lì per lì mi son detto adesso faccio una foto che questo mi piace, poi ho visto le facce dei passeggeri, che a quell'ora son tutti lavoratori e tutti tra il triste e il rassegnato o al massimo un po' tra l'assonnato e il dormiente a tutti gli effetti,. E mi son detto non la faccio la foto che adesso che è un po' che son qui, che mi sono acclimatato, cerco di seguire le usanze del posto. Ho rimesso in tasca il telefono, ho cercato di assumere qull’espressione parigina che sembra che stai andando a lavorare in uno sgabuzzino buio nella zona industriale di Busto Arsizio (ma non so se m’è venuta bene, ci devo lavorare su), ho sbuffato un attimo e mi son messo a guardare fuori dal finestrino. Questa cosa di guardare fuori dal finestrino, in metro, è roba da professionisti della metro. È come mandare un preciso messaggio a tutti gli altri passeggeri: sai cosa, piuttosto che guardare voi, anche per sbaglio, guardo il muro lercio che scorre dietro al finestrino, pensa te. Il Parigino D.O.C. veste il fastidio come uno status symbol. Comunque alla fine sono arrivato alla mia fermata, son sceso, ho lanciato uno sguardo al pacman per dirgli guarda, mi dispiace, non posso. M’è sembrato di vedere uno sguardo di rimprovero negli occhi di alcuni passeggeri, come a dirmi sei sulla strada giusta, ma non devi lasciarti andare a queste debolezze. Mai.
Etichette: Cose buffe della vita, Fastidio, la gente stanno tutti male, metro, Parigi, Robe mie varie
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