18 dicembre 2010

Venerdì 17

Uno dice non sono superstizioso. Ieri avevo tre cose da fare: 1) presentarmi ad un colloquio di lavoro. Il terzo per lo stesso posto. Ne avevo già fatto uno standard, di presentazione. Poi mi han convocato per un secondo colloquio, questa volta tecnico. Tipo con un test scritto e successiva discussione. Poi mi han convocato per il terzo, quello di ieri, che avrebbe dovuto essere con il Capo Supremo, speravo che fosse per parlare di contratto. Mi son presentato puntuale e sono stato informato del fatto che il Capo Supremo non era in sede e che nessuno sapeva del mio appuntamento. Uhm. Sulla via del ritorno mi telefonano e mi dicono che anche se il CS non c'è, posso fare il mio colloquio con un collaboratore, quindi torno indietro. Un'ora e mezza di colloquio in cui ripeto la mia storia professionale e si parla ancora di questioni tecniche e di Agile, Scrum e cose così. Finito anche questo non ho ancora una risposta e dovrò comunque attendere un colloquio col CS.
2) Recarmi in ufficio per firmare carte relative alla fine del mio contratto. Lì scopro che le suddette carte devono essere firmate alla fine del mio contratto, a fine dicembre. Evabbè.
3) Correre a casa, fare i bagagli e recarmi all'aeroporto per partire per l'Italia. E scoprire che il mio volo è cancellato. Altri voli per Milano partono regolarmente, magari con un po' di ritardo. Coda al check-in, cambio del biglietto, unico posto disponibile domenica mattina. Vinco un soggiorno in hotel per due notti gentilmente offerto da easyjet.
Ho dormito in albergo e stamattina son tornato a casa. Stasera rientro in albergo e vediamo. Non sono supertizioso, ma forse un po' sfigato sì.
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07 luglio 2010

Qualcuno allerti Attivissimo

Non ho avuto il coraggio di finire l'articolo Il raggio che dà energia. Gratis pubblicato sul sito del giornale, ma una breve ricerca sull'internet mi ha portato a trovare questo post, che è probabilmente una fonte.
Lì c'é anche Tesla e il suo cannone, quest'ultimo, per chi volesse documentarsi, è descritto qui. Notare il titolo del paragrafo: "Nelle opere di FANTASIA" (il maiuscolo è mio). Poi il giornalismo italiano si sente minacciato dall'internet.

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21 giugno 2010

Cose che si rompono

Le ultime tre settimane son state un periodo oserei dire idilliaco. Nell'ordine si sono rotti: il computer, il blackberry, il mio collo, il rubinetto della cucina, i maroni. Questi ultimi come conseguenza dei precenti.
Il computer di per sè non sarebbe in condizioni gravi, è partita la scheda grafica, che si sostituisce in forza della turbo garanzia che ho acquistato all'epoca, durata: tre anni. Ché in realtà è una mezza maledizione, in quanto senza garanzia è vero, mi tocca ricomprare la scheda grafica, ma in un paio d'ore ho il computer funzionante e via. Invece così mi tocca attraversare Parigi col maledetto e pesantissimo arnese, lasciarlo all'assistenza probabilmente una settimana ad andar bene, andarlo a riprendere, tutto senza la certezza che venga effettivamente riparato il danno. Ché lo si è comprato in una catena, l'ordinatore, e io dei tecnici precari non mi fido. Poi mi tocca pure pensare ai backup e muovere 500gb di roba, con un computer che può decidere di bloccarsi in ogni momento, non è bello.
Il blackberry funziona, ma con diversi limiti. Si è rotta la trackball, che non va più in basso. Posso telefonare, ricevere telefonate, con un po' di fortuna leggere degli sms (ma non scriverli), leggere email (ma non scriverle), non posso usare nessuna applicazione, son tutte troppo in basso nel menu. Anche lui dovrebbe essere in garanzia e anche lì, restare senza telefono una settimana mi vien scomodo.
Il mio collo l'ho portato a fare una lastra. M'han spiegato che son dieci anni che mi curo per qualcosa che non ho. Ho chiesto cos'ho, allora, m'han detto c'è qualcosa di schiacciato tra due vertebre cervicali va' a sapere cos'è con la radiografia non si vede, fatti una risonanza. Quando avrò tempo farò anche 'sta risonanza, per ora tiro avanti a nimesulide una volta alla settimana.
Il rubinetto della cucina s'è rotto una notte tra domenica e lunedì. Uno si sveglia il lunedì mattina alle 7 e trova la cucina allagata e parte della povera moquette del salotto che ne ha già viste tante. La settimana comincia bene. Ché se capitava un martedì non era così male. Poi si chiama l'idraulico che molto solerte arriva in 40 minuti, in un paio d'ore mi installa un rubinetto nuovo e riparte felice con 514,36 euri in saccoccia. 514,36 euri che prima erano nella mia saccoccia e, devo dire, ci stavano anche benino. Adesso però ho un rubinetto strafigo.
Tanto per finire (spero) la fortunata serie di eventi, sabato s'è andati a comperare un forno elettrico, che qui mancava. è un bel fornetto, 26 litri di capienza, 4 modi di cottura e ci ha pure il girarrosto. Lo porto a casa felice, e vado a comprare un bell'arrosto di maiale da fare con le patate, per battezzarlo. Solo che il forno si spegne. Dopo mezz'ora d'uso. E si riaccende ogni tanto per un paio di minuti. A volte. Risultato il maiale l'ho finito nella pentola che è venuta fuori una roba mezza arrosto mezza bollita che alla fine non era neanche male, ma i miei piani erano altri a dirla tutta. Comunque stasera glielo riporto e vediamo cosa mi dicono.
Per i maroni non si è ancora trovata una soluzione.

04 marzo 2010

Alle elementari ero comunista, ovvero: della settimana bianca. [prima parte]

Alle elementari ero comunista, me ne rendo conto adesso, ché allora, prenderne coscienza non era cosa facile, anche perché cosa fosse il comunismo non me l'aveva mai spiegato nessuno, sarà che la nonna materna invece dei circoli operai frequentava la chiesa e la nonna paterna aveva in casa i 45 giri coi discorsi del duce. Questo avrebbe dato alla mia scelta politica una certa genuinità, a pensarci ora. Comunque, dicevo, ero comunista. Quello che mi rendeva comunista era la coscienza di classe, che mi dicono essere un po' l'anima del comunismo. Ché forse coscienza di classe è un tantino esagerato, in pratica era una cosa tipo che la gente molto ricca non mi stava simpatica, ecco. In effetti c'era questa mia compagna di classe, dove "compagna" e "classe" sono da intendersi in senso scolastico e non marxista, questa compagna scolastica di classe scolastica che chiamerò Anastasia perché non mi pare il caso di usare il suo vero nome, andava a fare la settimana bianca, tutti gli anni. Di per sé, niente di male, neanche sapevo cosa fosse questa benedetta settimana bianca, pensavo avesse a che fare con la dieta o roba del genere, ma la sventurata stava a casa da scuola intorno a febbraio, quando vacanze non ce n'erano, stava a casa e non è che fosse ammalata, no, andava in settimana bianca, neanche inventava una scusa. Questa cosa mi lasciava piuttosto male, anche se ancora non sapevo come chiamarla era un'ingiustizia sociale, i capitalisti stanno a casa da scuola quando gli pare e i proletari no. Insomma io se volevo stare a casa da scuola dovevo inventarmi qualche malanno che puntualmente mia mamma smascherava senza colpo ferire, ché secondo me avrebbero potuto darle un lavoro in ospedale, che quanto a diagnosi, mia mamma, neanche il dottor House.
Più tardi, una volta realizzato che settimana bianca era andare a sciare mi si è presentato il problema dal punto di vista più strettamente economico. Sono stato invitato diverse volte a partecipare a queste settimane bianche scoprendone i costi proibitivi. C'era da comprare dei vestiti apposta, della roba che poi non si poteva mica mettere addosso il resto dell'anno, poi c'era da noleggiare l'attrezzatura, poi c'era questo coso, lo skipass, che pareva fosse la cosa più costosa di tutte, poi tutte le altre spese delle vacanze in generale, insomma una roba che non si poteva fare, la classe operaia non va a sciare, la classe operaia gioca a calcio al campetto. Che fortunatamente è uno sport che vale per tutte le stagioni, tra l'altro. Comunque l'aggiunta del dato economico inquadrava il tutto in un'ottica più strettamente comunista, la classe sociale si faceva più definita, insomma si identificavano più chiaramente i buoni e i cattivi. I capitalisti son cattivi perché possono permettersi di andare a sciare.
È ovvio che una situazione del genere poi ti porta a fare delle scelte politiche ben precise: che dal conflitto della settimana bianca alla discografia di Guccini il passo è breve. Anche se questa cosa della discografia di Guccini, all'epoca non è che m'avesse preso poi tanto, ché ero più nel punk rock, e sì, avevo imparato a suonare l'avvelenata, ché c'erano le parolacce, e la locomotiva, ché c'era l'anarchia, ma poi bon, ascoltarmi tutto un disco, m'annoiavo. E qui direi che termino il preambolo a quello che doveva essere il post, ché s'è fatto lungo e poi la gente smette di leggere.
FINE PRIMA PARTE.

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18 febbraio 2010

Rimanere indietro

Io già scrivo poco. Poi, tra l’altro, perdo il filo anche facilmente. Poi mi si rompe anche il blog, e lì allora rimango davvero indietro. Ché ce n’erano di cose di cui avrei voluto parlare, tipo Avatar, tipo Google Buzz, tipo politici&meretrici, ma ormai è tardi, ché ne han parlato tutti e hanno anche saturato un po’ le gonadi. Soprattutto Buzz. Ecco, ho perso il filo. Quando succede già dalla premessa, butta molto male. Giuro che tutto questo portava ad un discorso, è che ora l’ho dimenticato. Quando mi tornerà in mente vi ci avranno già saturato le gonadi, per cui, niente, lasciamo perdere, alla prossima.

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17 febbraio 2010

Comunicazione di servizio

Il vecchio blog si è rotto. Non avendo tempo né voglia di andare a ravanare nel sito per capire cosa abbia fatto impazzire il database (a cui non ho accesso diretto, essendo wordpress un add-on fornito dall'hosting che si appoggia su un database diverso da quello incluso nel servizio) ho deciso di migrare il tutto qui. Dovrei essere riuscito a ridirezionare il feed su feedburner, per cui per chi è abbonato non dovrebbe cambiare granché, capace ci sarà una ripubblicazione massiva di vecchi post, ma non so. Tempo permettendo lavorerò un po' sul layout ma non garantisco. tutti i post precedenti sono stati felicemente importati, tutti i commenti erano già andati persi nel vecchio database, e non c'è stato modo di recuperarli, pazienza. Seguiranno varie ed eventuali.

04 novembre 2009

Acclimatarsi

Stamattina ero in metro sulla 12 e guardavo il grafico delle fermate, che è una linea retta coi pallini, un pallino per ogni fermata e qualcuno ci aveva attaccato davanti un adesivo a forma di pacman, un pacman che era lì lì per mangiarsi tutti i pallini della metro, e lì per lì mi son detto adesso faccio una foto che questo mi piace, poi ho visto le facce dei passeggeri, che a quell'ora son tutti lavoratori e tutti tra il triste e il rassegnato o al massimo un po' tra l'assonnato e il dormiente a tutti gli effetti,. E mi son detto non la faccio la foto che adesso che è un po' che son qui, che mi sono acclimatato, cerco di seguire le usanze del posto. Ho rimesso in tasca il telefono, ho cercato di assumere qull’espressione parigina che sembra che stai andando a lavorare in uno sgabuzzino buio nella zona industriale di Busto Arsizio (ma non so se m’è venuta bene, ci devo lavorare su), ho sbuffato un attimo e mi son messo a guardare fuori dal finestrino. Questa cosa di guardare fuori dal finestrino, in metro, è roba da professionisti della metro. È come mandare un preciso messaggio a tutti gli altri passeggeri: sai cosa, piuttosto che guardare voi, anche per sbaglio, guardo il muro lercio che scorre dietro al finestrino, pensa te. Il Parigino D.O.C. veste il fastidio come uno status symbol. Comunque alla fine sono arrivato alla mia fermata, son sceso, ho lanciato uno sguardo al pacman per dirgli guarda, mi dispiace, non posso. M’è sembrato di vedere uno sguardo di rimprovero negli occhi di alcuni passeggeri, come a dirmi sei sulla strada giusta, ma non devi lasciarti andare a queste debolezze. Mai.

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